Pagina:Sulle ferrovie.djvu/41

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ad una regione calda. La ferrovia dovrà quindi generare un’attività nello scambio dei prodotti. La stessa neve è un elemento importantissimo. Le Madonie forniscono di neve circa un quarto della popolazione dell'Isola, abbenchè diminuisca notevolmente durante il trasporto. Passando una ferrovia sotto le Madonie, aumenterà il suo consumo, il benessere fisico della popolazione ed il movimento ferroviario.

La linea delle due Imere oltre i vantaggi sopracennati, ne ha ancora degli altri sulla linea di Montedoro. Partendo da Fortolese alla quota di 309 metri circa sul livello del mare, si rimonta costantemente sino alla galleria Xiremi all’altezza di metri 580, e si discende costantemente dalla parte opposta sino ad un dipresso ad una quota di 7 metri. La linea presenta quindi una sola salita ed una sola discesa con una pendenza che è in media di 11,45 per l000, e che nei tratti di maggior pendenza non supera 26 metri per chilometro.

La linea da Fortolese a Palermo per Montedoro, rimonta invece a Caltanissetta ad un’altezza di 550 metri, indi discende al torrente San Pietro ad una quota di 155 metri, risale di nuovo a Lercara ad un’altezza di 520, e discende infine sino al livello di metri 21 alla stazione di Cerda.

La sua pendenza in media è quindi del 12,27 per 1000, e in molti tratti essa raggiunge per una lunghezza considerevole il 25 per 1000.

La differenza suddetta (considerando che non si tratta di pendenze piccole) è un vantaggio notevole nell’esercizio specialmente sull’arteria principale dell’Isola, che congiunge Palermo con Catania, Messina e col Continente.

Questa differenza è tuttavia cosa di poca importanza, messa in confronto della differenza di solidità e di sicurezza delle due linee.

La ferrovia delle due Imere è solidissima per la massima parte del suo cammino. Su chilometri 68,700, appena 16,800 sono nella condizione generale della ferrovia Montemaggiore-Fortolese passando per Campofranco-Caltanissetta, il cui sviluppo è di chilometri 108. Se gli studi vi fossero eseguiti felicemente come quelli dell’Ingegnere Nicolari sulla linea di Montedoro i tratti infelici delle Imere sarebbero in condizioni molto migliori dei 108 chilometri ora cennati.