Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/141

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Voleva riprendere le sue spiegazioni da capo, ma a me sembrava di perdere troppo tempo. Avevo il sentimento curioso che affrettandomi avrei potuto meglio battermi per Ada, mentre poi m’accorsi con grande sorpresa che nessuno m’aspettava e che io nessuno aspettavo, e che non c’era niente da fare per me. Andai a Giovanni con la mano tesa:

— Vengo da lei questa sera.

Egli fu subito da me, mentre gli altri si tiravano in disparte.

— Perchè non la vediamo da tanto tempo? — domandò con semplicità.

Io fui colto da una meraviglia che mi confuse. Era proprio questa la domanda che Ada non m’aveva fatta e cui avrei avuto diritto. Se non ci fossero stati quegli altri, io avrei parlato sinceramente con Giovanni che quella domanda m’aveva fatta e m’aveva provata la sua innocenza in quella ch’io oramai sentivo quale una congiura ai miei danni. Lui solo era innocente e meritava la mia fiducia.

Forse subito allora non pensai con tanta chiarezza e ne è prova il fatto che non ebbi la pazienza di aspettare che l’impiegato ed i facchini si fossero allontanati. Eppoi volevo studiare se forse ad Ada non fosse stata impedita quella domanda dall’arrivo inopinato di Guido.

Ma anche Giovanni m’impedì di parlare, manifestando una grande fretta di ritornare al suo lavoro.

— Ci vediamo allora questa sera. Sentirà un violinista quale non ha sentito mai. Si presenta quale un dilettante del violino solo perchè ha tanti di quei denari che non si degna di farne la sua professione. Intende di dedicarsi al commercio. — Si strinse nelle spalle in atto