Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/146

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Poi, più mitemente:

— Raccoglietevi e pensate intensamente al morto che desiderate di evocare.

Io non ho alcun’avversione per i tentativi di qualunque genere di spiare il mondo di là. Ero anzi seccato di non aver introdotto io in casa di Giovanni quel tavolino, giacchè vi otteneva tale successo. Ma non mi sentivo di obbedire agli ordini di Guido e perciò non mi raccolsi affatto. Poi m’ero fatti tanti di quei rimproveri per aver permesso che le cose arrivassero a quel punto senz’aver detta una parola chiara ad Ada, che giacchè avevo la fanciulla accanto, in quell’oscurità tanto favorevole, avrei chiarito tutto. Fui trattenuto solo dalla dolcezza di averla tanto vicina a me dopo di aver temuto di averla perduta per sempre. Intuivo la dolcezza delle stoffe tepide che sfioravano i miei vestiti e pensavo anche che così stretti l’uno all’altra, il mio toccasse il suo piedino che di sera sapevo vestito di uno stivaletto laccato. Era addirittura troppo dopo un martirio tanto lungo.

Parlò di nuovo Guido:

— Ve ne prego, raccoglietevi. Supplicate ora lo spirito che invocaste di manifestarsi movendo il tavolino.

Mi piaceva ch’egli continuasse ad occuparsi del tavolino. Oramai era evidente che Ada si rassegnava di portare quasi tutto il mio peso! Se non m’avesse amato non m’avrebbe sopportato. Era venuta l’ora della chiarezza. Tolsi la mia destra dal tavolino e pian pianino le posi il braccio alla taglia:

— Io vi amo, Ada! — dissi a bassa voce e avvicinando la mia faccia alla sua per farmi sentire meglio.