Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/148

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Come accertarmene? Il dubbio mi fece quasi cadere a sinistra e, per riconquistare l’equilibrio, mi poggiai sul tavolino. Tutti si misero ad urlare: — Si muove, si muove! — Il mio atto involontario avrebbe potuto condurmi alla chiarezza. Donde veniva la voce di Ada? Ma Guido coprendo con la sua la voce di tutti, impose quel silenzio che io, tanto volentieri, avrei imposto a lui. Poi con voce mutata, supplice (imbecille!) parlò con lo spirito ch’egli credeva presente:

— Te ne prego, di’ il tuo nome designandone le lettere in base all’alfabeto nostro!

Egli prevedeva tutto: Aveva paura che lo spirito ricordasse l’alfabeto greco.

Io continuai la commedia sempre spiando l’oscurità alla ricerca di Ada. Dopo una lieve esitazione feci alzare il tavolino per sette volte così che la lettera G era acquisita. L’idea mi parve buona e per quanto la U che seguiva costasse innumerevoli movimenti, dettai netto netto il nome di Guido. Non dubito che dettando il suo nome, io non fossi diretto dal desiderio di relegarlo fra gli spiriti.

Quando il nome di Guido fu perfetto, Ada finalmente parlò:

— Qualche vostro antenato? — suggerì. Sedeva proprio accanto a lui. Avrei voluto muovere il tavolino in modo da cacciarlo fra loro due e dividerli.

— Può essere! — disse Guido. Egli credeva di avere degli antenati, ma non mi faceva paura. La sua voce era alterata da una reale emozione che mi diede la gioia che prova uno schermidore quando s’accorge che l’avversario è meno temibile di quanto egli credesse. Non era mica a sangue freddo ch’egli faceva quegli esperimenti.

SVEVO — La coscienza di Zeno — 10