Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/156

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il violino di Guido? Ed il curioso è che so d’aver sperato di rabbonire Ada con le mie sollecitazioni a Guido. La guardai sperando d’essere finalmente associato a lei per la prima volta in quella sera. Quale stranezza! Non avevo da parlarle e da non perdonarle? Invece non vidi che le sue spalle e i riccioli sdegnosi alla sua nuca. Era corsa a trarre il violino dalla busta.

Guido domandò di essere lasciato in pace ancora per un quarto d’ora. Pareva esitante. Poi nei lunghi anni in cui io lo conobbi feci l’esperienza ch’egli sempre esitava prima di fare le cose anche più semplici di cui veniva pregato. Egli non faceva che ciò che gli piaceva e, prima di consentire ad una preghiera, procedeva ad un’indagine nelle proprie cavità per vedere quello che laggiù si desiderava.

Poi in quella memoranda serata ci fu per me il quarto d’ora felice. La mia chiacchiera capricciosa fece divertire tutti, Ada compresa. Era certamente dovuta alla mia eccitazione, ma anche al mio sforzo supremo di vincere quel violino minaccioso che s’avvicinava, s’avvicinava.... E quel piccolo tratto di tempo che gli altri per opera mia sentirono come tanto divertente, io lo ricordo dedicato ad una lotta affannosa.

Giovanni aveva raccontato che nel tram, sul quale era rincasato, aveva assistito ad una scena penosa. Una donna ne era scesa quando il veicolo era ancora in movimento e tanto malamente da cadere e ferirsi. Giovanni descriveva con un poco di esagerazione la sua ansia all’accorgersi che quella donna s’apprestava a fare quel salto e in modo tale che era evidente sarebbe stata atterrata e forse travolta. Era ben doloroso di prevedere e di non essere più in tempo di salvare.