Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/165

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chi per isolarmi con la mia anima e vedere quanta pace gliene fosse derivata.

Il mio destino volle che mentre tutti ancora si occupavano della bimba, io mi trovassi seduto accanto ad Alberta. Non l’avevo vista e di lei non m’accorsi che quando essa mi parlò dicendomi:

— Non s’è fatta nulla. Il grave è la presenza di papà il quale, se la vede piangere, le fa un bel regalo.

Io cessai dall'analizzarmi perchè mi vidi intero! Per avere la pace io avrei dovuto fare in modo che quel salotto non mi fosse mai più interdetto. Guardai Alberta! Somigliava ad Ada! Era un po’ di lei più piccola e portava sul suo organismo evidenti dei segni non ancora cancellati dell’infanzia. Facilmente alzava la voce, e il suo riso spesso eccessivo le contraeva la faccina e gliel’arrossava. Curioso! In quel momento ricordai una raccomandazione di mio padre: «Scegli una donna giovine e ti sarà più facile di educarla a modo tuo». Il ricordo fu decisivo. Guardai ancora Alberta. Nel mio pensiero m’industriavo di spogliarla e mi piaceva così dolce e tenerella come supposi fosse.

Le dissi:

— Sentite, Alberta! Ho un’idea: avete mai pensato che siete nell’età di prendere marito?

— Io non penso di sposarmi! — disse essa sorridendo e guardandomi mitemente, senz’imbarazzo o rossore. — Penso invece di continuare i miei studii. Anche mamma lo desidera.

— Potreste continuare gli studii anche dopo sposata.

Mi venne un’idea che mi parve spiritosa e la dissi subito: