Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/177

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ma non v’era più rimedio; era tanto difficile di isolare Augusta da Ada! Continuai abbassando la voce per sorvegliarmi meglio:

— Dovetti perciò fare dei calcoli. Trovai che il mio denaro non bastava. Allora mi misi a studiare se potevo allargare il mio commercio...

Dissi poi che, per fare quei calcoli, avevo avuto bisogno di molto tempo e che perciò m’ero astenuto dal far visita ai Malfenti per cinque giorni. Finalmente la lingua abbandonata a se stessa era arrivata ad un po’ di sincerità. Ero vicino al pianto e, premendomi l’anca, mormorai:

— Cinque giorni son lunghi!

Guido disse che si compiaceva di scoprire in me una persona tanto previdente.

Io osservai seccamente:

— La persona previdente non è più gradevole della stordita!

Guido rise:

— Curioso che il previdente senta il bisogno di difendere lo stordito!

Poi, senz’altra transizione, mi raccontò seccamente ch’egli era in procinto di domandare la mano di Ada. M’aveva trascinato al caffè per farmi quella confessione oppure s’era seccato di aver dovuto starmi a sentire per tanto tempo a parlare di me e si procurava la rivincita?

Io sono quasi sicuro d’essere riuscito a dimostrare la massima sorpresa e la massima compiacenza. Ma subito dopo trovai il modo di addentarlo vigorosamente:

— Adesso capisco perchè ad Ada piacque tanto quel Bach svisato a quel modo! Era ben suonato, ma gli Otto proibiscono di lordare in certi posti.