Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/178

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La botta era forte e Guido arrossì dal dolore. Fu mite nella risposta perchè ora gli mancava l’appoggio di tutto il suo piccolo pubblico entusiasta.

— Dio mio! — cominciò per guadagnar tempo. — Talvolta suonando si cede ad un capriccio. In quella stanza pochi conoscevano il Bach ed io lo presentai loro un poco modernizzato.

Parve soddisfatto della sua trovata, ma io ne fui soddisfatto altrettanto perchè mi parve una scusa e una sommissione. Ciò bastò a mitigarmi e, del resto, per nulla al mondo avrei voluto litigare col futuro marito di Ada. Proclamai che raramente avevo sentito un dilettante che suonasse così bene.

A lui non bastò: osservò ch’egli poteva essere considerato quale un dilettante, solo perchè non accettava di presentarsi come professionista.

Non voleva altro? Gli diedi ragione. Era evidente ch’egli non poteva essere considerato quale un dilettante.

Così fummo di nuovo buoni amici.

Poi, di punto in bianco, egli si mise a dir male delle donne. Restai a bocca aperta! Ora che lo conosco meglio, so ch’egli si lancia a un discorrere abbondante in qualsiasi direzione quando si crede sicuro di piacere al suo interlocutore. Io, poco prima, avevo parlato del lusso delle signorine Malfenti, ed egli ricominciò a parlare di quello per finire col dire di tutte le altre cattive qualità delle donne. La mia stanchezza m’impediva d’interromperlo e mi limitavo a continui segni d’assenso ch’erano già troppo faticosi per me. Altrimenti, certo, avrei protestato. Io sapevo ch’io avevo ogni ragione di dir male delle donne rappresentate per me da Ada, Au-