Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/222

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solo, fui meravigliato di aver sentito la necessità di essere sincero con Carla. Che già l’avessi amata? Ma se non l’avevo ancora ben vista!

Sulle scale dall’odore dubbio, il Copler disse ancora:

— La voce sua è troppo forte. E’ una voce da teatro.

Egli non sapeva che a quell’ora io sapevo qualcosa di più: quella voce apparteneva ad un ambiente piccolissimo dove si poteva gustare l’impressione d’ingenuità di quell’arte e sognare di portarci dentro l’arte, cioè vita e dolore.

Nel lasciarmi, il Copler mi disse che m’avrebbe avvertito quando il maestro di Carla avrebbe organizzato un concerto pubblico. Si trattava di un maestro poco noto ancora in città, ma sarebbe certo divenuto una futura grande celebrità. Il Copler ne era sicuro ad onta che il maestro fosse abbastanza vecchio. Pareva che la celebrità gli sarebbe venuta ora, dopo che il Copler lo conosceva. Due debolezze da morituri, quella del maestro e quella del Copler.

Il curioso si è che sentii il bisogno di raccontare tale visita ad Augusta. Si potrebbe forse credere che sia stato per prudenza, visto che il Copler ne sapeva e che io non mi sentivo di pregarlo di tacere. Ma però ne parlai troppo volentieri. Fu un grande sfogo. Fino ad allora non avevo da rimproverarmi altro che di aver taciuto con Augusta. Ecco che ora ero innocente del tutto.

Ella mi domandò qualche notizia della fanciulla e se fosse bella. Mi fu difficile di rispondere: dissi che la povera fanciulla mi era parsa molto anemica. Poi ebbi una buona idea:

— E se tu ti occupassi un poco di lei?