Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/226

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bilito per la settimana dopo. Giovanni stava già meglio. Pare che a cena si fosse lasciato indurre a mangiar troppo e l’indigestione avesse assunto l’aspetto di un aggravamento del male.

Io le raccontai di aver già avute quelle notizie dalla madre in cui m’ero imbattuto la mattina al Giardino Pubblico. Neppure Augusta si meravigliò della mia passeggiata, ma io sentii il bisogno di darle delle spiegazioni. Le raccontai che preferivo da qualche tempo il Giardino Pubblico quale meta delle mie passeggiate. Mi sedevo su una banchina e vi leggevo il mio giornale. Poi aggiunsi:

— Quell’Olivi! Me l’ha fatta grossa condannandomi a tanta inerzia.

Augusta, che a quel proposito si sentiva un poco colpevole, ebbe un aspetto di dolore e di rimpianto. Io, allora, mi sentii benissimo. Ma ero realmente purissimo perchè passai il pomeriggio intero nel mio studio e potevo veramente credere di essere definitivamente guarito di ogni desiderio perverso. Leggevo oramai l’Apocalisse.

E ad onta che fosse oramai assodato ch’io avevo l’autorizzazione di andare ogni mattina al Giardino Pubblico, tanto grande s’era fatta la mia resistenza alla tentazione che quando il giorno appresso uscii, mi diressi proprio dalla parte opposta. Andavo a cercare certa musica volendo provare un nuovo metodo del violino che m’era stato consigliato. Prima di uscire seppi che mio suocero aveva passata una notte ottima e che sarebbe venuto da noi in vettura nel pomeriggio. Ne avevo piacere tanto per mio suocero quanto per Guido, che finalmente avrebbe potuto sposarsi. Tutto andava bene: io ero salvo ed era salvo anche mio suocero.