Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/255

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Chissà quello che ne sarebbe poi conseguito! Io la conoscevo solo per quanto me ne aveva detto quell’imbecille del Copler e in base ad informazioni provenienti da costui, un uomo più accorto di me come ad esempio l’Olivi, non avrebbe neppure accettato di contrarre un affare commerciale.

Tutta la sana, bella attività di Augusta intorno alla mia casa era sprecata. La cura drastica del matrimonio che avevo intrapresa nella mia affannosa ricerca della salute era fallita. Io rimanevo malato più che mai e sposato ai danni miei e degli altri.

Più tardi, quando fui effettivamente l’amante di Carla, riandando col pensiero a quel triste pomeriggio non arrivai a intendere perchè prima d’impegnarmi più oltre, non mi fossi arrestato con un virile proposito. Avevo tanto pianto il mio tradimento prima di commetterlo, che si sarebbe dovuto credere facile di evitarlo. Ma del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima, perchè non serve. Fu marcata in quelle ore angosciose in caratteri grandi nel mio vocabolario alla lettera C (Carla) la data di quel giorno con l’annotazione: «ultimo tradimento». Ma il primo tradimento effettivo, che impegnava a tradimenti ulteriori, seguì soltanto il giorno dopo.

A una tarda ora, non sapendo fare di meglio, presi un bagno. Sentivo una bruttura sul mio corpo e volevo lavarmi. Ma quando fui in acqua pensai: «Per nettarmi dovrei essere capace di sciogliermi tutto in quest’acqua». Mi vestii poi, così privo di volontà, che neppure m’asciugai accuratamente. Il giorno sparì ed io restai alla finestra a guardare le nuove foglie verdi degli alberi del mio giardino. Fui colto da brividi e con una