Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/259

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vrebbe anche servito ad educare Carla) aveva saputo conquistare il mio rispetto, ma anche il mio amore.

Prendendo il caffè, ero tanto assorto nel preparare un tanto elaborato discorso, che Augusta non ebbe da me altro segno di affetto che un lieve bacio prima di uscire. Se ero tutto suo! Andavo da Carla per riaccendere la mia passione per lei.

Non appena entrai nella stanza di studio di Carla, ebbi un tale sollievo al trovarla sola e pronta, che subito l’attirai a me e appassionatamente l'abbracciai. Fui spaventato dall’energia con la quale essa mi respinse. Una vera violenza! Essa non voleva saperne ed io rimasi a bocca aperta in mezzo alla stanza, dolorosamente deluso.

Ma Carla subito rimessasi mormorò:

— Non vede che la porta è rimasta aperta e che qualcuno sta scendendo le scale?

Assunsi l’aspetto di un visitatore cerimonioso finchè l’importuno non passò. Poi chiudemmo la porta. Essa impallidì vedendo che giravo anche la chiave. Così tutto era chiaro. Poco dopo essa mormorò fra le mie braccia con voce soffocata:

— Lo vuoi? Veramente lo vuoi?

M’aveva dato del tu, e questo fu decisivo. Io poi avevo subito risposto:

— Se non desidero altro!

Avevo dimenticato che avrei voluto prima chiarire qualche cosa.

Subito dopo io avrei voluto cominciare a parlarle dei miei rapporti con Augusta avendo tralasciato di farlo prima. Ma era difficile per il momento. Parlando con Carla d’altro in quel momento sarebbe stato come di-