Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/273

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sull’utilità del dolore. Ecco che da lui i nervi dei denti s’erano agitati e s’erano messi a chiamare aiuto perchè, ad un metro di distanza da loro, i reni avevano cessato di funzionare. Ero tanto indifferente al fato del mio amico di cui avevo sentito poco prima il rantolo, che continuavo a gioccherellare con le sue idee. Se fosse stato ancora a sentirmi, gli avrei detto che si capiva così come dall’ammalato immaginario i nervi potessero legittimamente dolere per una malattia scoppiata a qualche chilometro di distanza.

Fra la vecchia e me c’era ben poco ancora da discorrere ed accettai di andar ad aspettare Carla nel suo studio. Presi in mano il Garcia e tentai di leggerne qualche pagina. Ma l’arte del canto mi toccava poco.

La vecchia mi raggiunse di nuovo. Era inquieta perchè non vedeva giungere Carla. Mi raccontò ch’era andata a comperare dei piatti di cui avevano urgente bisogno.

La mia pazienza stava proprio per esaurirsi. Irosamente le domandai:

— Avete rotti dei piatti? Non potreste usare maggior attenzione?

Così mi liberai della vecchia che borbottò andandosene:

— Due soli... li ho rotti io....

Ciò mi procurò un momento d’ilarità perchè io sapevo ch’erano stati distrutti tutti quelli che c’erano in casa e non dalla vecchia, ma proprio da Carla. Poi seppi che Carla era tutt’altro che dolce con la madre che perciò aveva una paura folle di parlare troppo dei fatti della figlia coi suoi protettori. Pare che una volta, inge-