Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/284

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Sempre ridendo, Augusta m’interruppe di nuovo:

— Questa non è mica una festa data in nostro onore, ma in onore di Ada e Guido! Parla di loro!

Tutti annuirono rumorosamente. Risi anch’io accorgendomi che per opera mia si era arrivati ad una vera lietezza rumorosa quale è di prammatica in simili occasioni. Ma non trovai più nulla da dire. Mi pareva di aver parlato per ore. Ingoiai vari altri bicchieri di vino uno dopo l’altro:

— Questo per Ada! — Mi rizzai per un momento per vedere se essa avesse fatte le corna sotto la tovaglia.

— Questo per Guido! — e aggiunsi, dopo aver tracannato il vino:

— Di tutto cuore! — obliando che al primo bicchiere non era stata aggiunta tale dichiarazione.

— Questo per il vostro figliolo maggiore!

E ne avrei bevuti parecchi di quei bicchieri per i loro figliuoli, se non ne fossi stato finalmente impedito. Per quei poveri innocenti io avrei bevuto tutto il vino che si trovava su quel tavolo.

Poi tutto divenne anche più oscuro. Chiaramente ricordo una cosa sola: la mia principale preoccupazione era di non apparire ubriaco. Mi tenevo eretto e parlavo poco. Diffidavo di me stesso, sentivo il bisogno di analizzare ogni parola prima di dirla. Mentre il discorso generale si svolgeva, io dovevo rinunziare a prendervi parte perchè non mi si lasciava il tempo di chiarire il mio torbido pensiero. Volli iniziare un discorso io stesso e dissi a mio suocero:

— Hai sentito che l’Extèrieur è caduto di due punti?

Avevo detto una cosa che non mi concerneva affatto e che avevo sentita dire in Borsa; volevo solo parlare di