Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/285

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affari, roba seria di cui un ubbriaco di solito non si ricorda. Ma pare che per mio suocero la cosa fosse meno indifferente e mi diede del corvo dalle male nuove. Con lui non ne indovinavo una.

Allora mi occupai della mia vicina, Alberta. Si parlò di amore. A lei interessava in teoria e a me, per il momento, non interessava affatto in pratica. Perciò era bello parlarne. Mi domandò delle idee ed io ne scopersi subito una che mi parve risultare evidente dalla mia esperienza della giornata stessa. Una donna era un oggetto che variava di prezzo ben più di qualunque valore di Borsa. Alberta mi fraintese e credette che io volessi dire una cosa saputa da tutti, cioè che una donna di una certa età aveva tutt’altro valore che ad un’altra. Mi spiegai più chiaramente: una donna poteva avere un alto valore ad una certa ora della mattina, nessunissimo a mezzodì, per valere nel pomeriggio il doppio che alla mattina e finire alla sera con un valore addirittura negativo. Spiegai il concetto di valore negativo: una donna aveva tale valore quando un uomo calcolava quale somma sarebbe pronto di pagare per mandarla molto ma molto lontano da lui.

Tuttavia la povera commediografa non vedeva la giustezza della mia scoperta mentre io, ricordando il movimento di valore che quel giorno stesso avevano subito Carla e Augusta, ne ero sicuro. Intervenne il vino quando volli spiegarmi meglio e deviai assolutamente:

— Vedi, — le dissi — supponendo che tu ora abbia il valore di X e mi permetta di premere il tuo piedino col mio, tu aumenti immediatamente almeno di un altro X.

Accompagnai subito alle parole l’atto.