Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/286

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Rossa, rossa ella sottrasse il piede e, volendo apparire spiritosa, disse:

— Ma questa è pratica e non più teoria. Me ne appellerò ad Augusta.

Devo confessare che anch’io sentivo quel piedino ben altrimenti che un’arida teoria, ma protestai gridando con l’aria più candida del mondo:

— E’ pura teoria, purissima, ed è male da parte tua di sentirla altrimenti.

Le fantasie del vino sono veri avvenimenti.

Per lungo tempo io ed Alberta non dimenticammo che io avevo toccato una parte del suo corpo avvisandola che lo facevo per goderne. La parola aveva rilevato l’atto e l’atto la parola. Finchè essa non si sposò ebbe per me un sorriso e un rossore, poi, invece, rossore ed ira. Le donne son fatte così. Ogni giorno che sorge porta loro una nuova interpretazione del passato. Dev’essere una vita poco monotona la loro. Da me, invece, l’interpretazione di quel mio atto fu sempre la stessa: il furto di piccolo oggetto dal sapore intenso e fu colpa di Alberta se in certa epoca cercai di far ricordare quell’atto mentre invece più tardi avrei pagato qualche cosa perchè fosse dimenticato del tutto.

Ricordo anche che prima di lasciare quella casa avvenne un’altra cosa e ben più grave. Restai, per un istante, solo con Ada. Giovanni si era coricato da tempo e gli altri prendevano congedo dal signor Francesco che andava all’albergo accompagnato da Guido. Io guardai Ada lungamente, vestita tutta di pizzi bianchi, le spalle e le braccia nude. Restai lungamente muto benchè sentissi il bisogno di dirle qualche cosa; ma, dopo analizzata, sopprimevo qualunque frase che mi venisse