Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/29

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dei piccoli occhi di una luce intensa sotto ai capelli molto grigi. Il dottore le disse:

— Ecco il signore col quale dovete essere pronta di fare i pugni.

Essa mi guardò scrutandomi, si fece molto rossa e gridò con voce stridula:

— Io farò il mio dovere, ma non posso certo lottare con lei. Se lei minaccierà, io chiamerò l’infermiere ch’è un uomo forte e, se non venisse subito, la lascerei andare dove vuole perchè io non voglio certo rischiare la pelle!

Appresi poi che il dottore le aveva affidato quell’incarico con la promessa di un compenso abbastanza lauto, e ciò aveva contribuito a spaventarla. Allora le sue parole m’indispettirono. M’ero cacciato volontariamente in una bella posizione!

— Ma che pelle d’Egitto! — urlai. — Chi toccherà la sua pelle? — Mi rivolsi al dottore: — Vorrei che questa donna sia avvisata di non seccarmi! Ho portati con me alcuni libri e vorrei essere lasciato in pace.

Il dottore intervenne con qualche parola di ammonimento a Giovanna. Per scusarsi, costei continuò ad attaccarmi:

— Io ho delle figliuole, due e piccine, e devo vivere.

— Io non mi degnerei di ammazzarla, — risposi con accento che certo non poteva rassicurare la poverina.

Il dottore la fece allontanare incaricandola di andar a prendere non so che cosa al piano superiore e, per rabbonirmi, mi propose di mettere un’altra persona al suo posto, aggiungendo:

— Non è una cattiva donna e quando le avrò racco-