Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/319

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libero. Erano stati troppo belli per essere impegnativi.

Certo l’ansia di sapere quello che ne pensasse Carla mi faceva correre. Il mio desiderio sarebbe stato di trovarla pronta per un altro proponimento. La vita sarebbe corsa via, ricca bensì di godimenti, ma anche più di sforzi per migliorarsi ed ogni mio giorno sarebbe stato dedicato in gran parte al bene ed in piccolissima al rimorso. L’ansia c’era, perchè in tutto quell’anno per me tanto ricco di propositi, Carla non ne aveva avuto che uno: Dimostrare di volermi bene. L’aveva mantenuto e c’era una certa difficoltà d’inferirne se ora le sarebbe stato facile di tenere il nuovo proposito che rompeva il vecchio.

Carla non c’era a casa. Fu una grande disillusione e mi morsi le dita dal dispiacere. La vecchia mi fece entrare in cucina. Mi raccontò che Carla sarebbe ritornata prima di sera. Le aveva detto che avrebbe mangiato fuori e perciò su quel focolare non c’era neppure quel piccolo fuoco che vi ardeva di solito:

— Lei non lo sapeva? — mi domandò la vecchia facendo gli occhi grandi per la sorpresa.

Pensieroso e distratto, mormorai:

— Ieri lo sapevo. Non ero però sicuro che la comunicazione di Carla valesse proprio per oggi.

Me ne andai dopo di aver salutato gentilmente. Digrignavo i denti, ma di nascosto. Ci voleva del tempo per darmi il coraggio di arrabbiarmi pubblicamente. Entrai nel Giardino Pubblico e vi passeggiai per una mezz’ora per prendermi il tempo d’intendere meglio le cose. Erano tanto chiare che non ci capivo più niente. Tutt’ad un tratto, senz’alcuna pietà, venivo costretto di tenere un proposito simile. Stavo male, realmente male. Zop-