Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/318

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aveva niente in contrario che, anche innocente, quella donna, per cui diceva di sentire una sincera antipatia, fosse stata allontanata di casa. Pareva che ora le cose si fossero appianate.

A me importava di sapere se Ada avesse avute le traveggole quando aveva sorpreso il marito in quella posizione. C’era ancora la possibilità di un dubbio? Perchè bisognava ricordare che quando due s’abbracciano, hanno tutt’altra posizione che quando l’una netta le scarpe dell’altro. Ero di ottimo umore. Sentivo persino il bisogno di dimostrarmi giusto e sereno nel giudicare Guido. Ada era certamente di carattere geloso e poteva avvenire ch’essa avesse viste diminuite le distanze e spostate le persone.

Con voce accorata Augusta mi disse ch’essa era sicura che Ada aveva visto bene e che ora per troppo affetto giudicava male. Aggiunse:

— Essa avrebbe fatto ben meglio di sposare te!

Io, che mi sentivo sempre più più innocente, le regalai la frase:

— Sta a vedere se io avrei fatto un miglior affare sposando lei invece di te!

Poi, prima d’addormentarmi, mormorai:

— Una bella canaglia! Insudiciare così la propria casa!

Ero abbastanza sincero di rimproverargli esattamente quella parte della sua azione ch’io non avevo da rimproverare a me stesso.

La mattina appresso io mi levai col desiderio vivo che almeno quella prima giornata avesse a somigliare esattamente a quella precedente. Era probabile che i proponimenti deliziosi del giorno prima non avrebbero impegnata Carla più di me, ed io me ne sentivo del tutto