Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/317

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scorsi passati. Allora la baciai volentieri paternamente sulla fronte com’essa aveva voluto prima.

Poi, sulle scale, ebbi un’esitazione perchè la cosa si faceva un poco troppo seria mentre se avessi saputo ch’essa la dimane sarebbe stata tuttavia a mia disposizione, il pensiero al futuro non mi sarebbe venuto così presto. Essa, dal suo pianerottolo, mi guardava scendere ed io, un po’ ridendo, le gridai:

— A domani!

Essa si ritrasse sorpresa e quasi spaventata e si allontanò dicendo:

— Mai più!

Io mi sentii tuttavia sollevato di aver osato di dire la parola che poteva avviarmi ad un altro ultimo abbraccio quando l’avrei desiderato. Privo di desiderii e privo d’impegni, passai tutta una bella giornata con mia moglie eppoi nell’ufficio di Guido. Devo dire che la mancanza d’impegni m’avvicinava a mia moglie e a mia figlia. Ero per loro qualche cosa più del solito: non solo gentile, ma un vero padre che dispone e comanda serenamente, tutta la mente rivolta alla sua casa. Andando a letto mi dissi in forma di proponimento:

— Tutte le giornate dovrebbero somigliare a questa.

Prima di addormentarsi, Augusta sentì il bisogno di confidarmi un grande segreto: essa lo aveva saputo dalla madre quel giorno stesso. Alcuni giorni prima Ada aveva sorpreso Guido mentre abbracciava una loro domestica. Ada aveva voluto fare la superba, ma poi la fantesca s’era fatta insolente e Ada l’aveva messa alla porta. Il giorno prima erano stati ansiosi di sentire come Guido avrebbe presa la cosa. Se si fosse lagnato, Ada avrebbe domandata la separazione. Ma Guido aveva riso e protestato che Ada non aveva visto bene; però non