Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/316

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Mi salvai altrimenti. Fui preso io stesso da una grande emozione che mi spinse le lagrime agli occhi. Mi pareva di poter legittimamente commiserarmi. Senza volerlo, m’ero gettato in un ginepraio in cui mi sentivo infelicissimo. Quella confusione fra Ada e Augusta era insopportabile. La verità era che mia moglie non era tanto bella e che Ada (era di lei che Carla si prendeva di tanta compassione) aveva avuti dei grandi torti verso di me. Perciò Carla era veramente ingiusta nel giudicarmi.

Le mie lacrime resero Carla più mite:

— Dario caro! Come mi fanno bene le tue lacrime! Dev’esserci stato qualche malinteso fra voi due e importa ora di chiarirlo. Io non voglio giudicarti troppo severamente, ma non tradirò mai più quella donna, nè voglio essere io la causa delle sue lacrime. L’ho giurato!

Ad onta del giuramento essa finì col tradirla per l’ultima volta. Avrebbe voluto dividersi da me per sempre con un ultimo bacio, ma io quel bacio lo accordavo in un’unica forma, altrimenti me ne sarei andato pieno di rancore. Perciò essa si rassegnò. Mormoravamo ambedue:

— Per l’ultima volta!

Fu un istante delizioso. Il proposito fatto a due aveva un’efficacia che cancellava qualsiasi colpa. Eravamo innocenti e beati! Il mio benevolo destino m’aveva riservato un istante di felicità perfetta.

Mi sentivo tanto felice che continuai la commedia fino al momento di dividerci. Non ci saremmo visti mai più. Essa rifiutò la busta che portavo sempre nella mia tasca e non volle neppure un ricordo mio. Bisognava cancellare dalla nostra nuova vita ogni traccia dei tra-