Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/315

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e tanto triste! E scrivo oggi al maestro di canto che sono pronta a sposarlo!

— Triste! — gridai io sorpreso. — Tu t’inganni, oppure in quel momento essa avrà sofferto per una scarpa troppo stretta.

Ada triste! Se rideva e sorrideva sempre; anche quella stessa mattina in cui l’avevo vista per un istante a casa mia.

Ma Carla era meglio informata di me:

— Una scarpa stretta! Essa aveva il passo di una dea quando cammina sulle nubi!

Mi raccontò sempre più commossa che aveva saputo farsi rivolgere una parola — oh! dolcissima! — da Ada. Questa aveva lasciato cadere il suo fazzoletto e Carla lo raccolse e glielo porse. La sua breve parola di ringraziamento commosse Carla fino alle lacrime. Ci fu poi dell’altro ancora fra le due donne: Carla asseriva che Ada avesse anche notato ch’essa piangeva e che si fosse divisa da lei con un’occhiata accorata di solidarietà. Per Carla tutto era chiaro: mia moglie sapeva ch’io la tradivo e ne soffriva! Da ciò il proposito di non vedermi più e di sposare il Lali.

Non sapevo come difendermi! M’era facile di parlare con piena antipatia di Ada ma non di mia moglie, la sana balia che non s’accorgeva affatto di quello che avveniva nell’animo mio, tutt’intenta com’era al suo ministero. Domandai a Carla se essa non avesse notata la durezza dell’occhio di Ada, e se non si fosse accorta che la sua voce era bassa e rude, priva di alcuna dolcezza. Per riavere subito l’amore di Carla, io ben volentieri avrei attribuiti a mia moglie molti altri delitti, ma non si poteva perchè, da un anno circa, io con la la mia amante non facevo altro che portarla ai sette cieli.