Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/314

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Se Carla m’avesse compromesso con Ada, a questa avrei raccontato tutto e per dire il vero con una certa soddisfazione.

Ma la mia politica ebbe un esito non prevedibile davvero. Indottovi da una certa ansietà, andai la mattina appresso da Carla più di buon’ora del solito. La trovai mutata del tutto dal giorno prima. Una grande serietà aveva invaso il nobile ovale della sua faccina. Volli baciarla, ma essa mi respinse eppoi si lasciò sfiorare dalle mie labbra le guancie, tanto per indurmi a starla ad ascoltare docilmente. Sedetti a lei di faccia dall'altra parte del tavolo. Essa, senza troppo affrettarsi, prese un foglio di carta su cui fino al mio arrivo aveva scritto e lo ripose fra certa musica che giaceva sul tavolo. Io a quel foglio non feci attenzione e solo più tardi appresi ch’era una lettera ch’essa scriveva al Lali.

Eppure io ora so che persino in quel momento l’animo di Carla era conteso da dubbi. Il suo occhio serio si posava su di me indagando; poi lo rivolgeva alla luce della finestra per meglio isolarsi e studiare il proprio animo. Chissà! Se avessi subito indovinato meglio quello che in lei si dibatteva, avrei potuto ancora conservarmi la mia deliziosa amante.

Mi raccontò del suo incontro con Ada. L’aveva attesa dinanzi alla casa di mia suocera e, quando la vide arrivare, subito la riconobbe.

— Non c’era il caso di sbagliare. Tu me l’avevi descritta nei suoi tratti più importanti. Oh! Tu la conosci bene!

Tacque per un istante per dominare la commozione che le chiudeva la gola. Poi continuò:

— Io non so quello che ci sia stato fra di voi, ma io non voglio mai più tradire quella donna tanto bella