Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/353

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da quella tanto differente dell’altra. Io non amavo certo Carmen e non ne sapevo altro che i magnifici occhi, gli splendidi colori, poi la voce roca e infine il modo — di cui essa era innocente — come era stata ammessa lì dentro. Volli invece proprio bene ad Ada in quel momento, ed è cosa ben strana di voler bene ad una donna che si desiderò ardentemente, che non si ebbe e di cui ora non importa niente. In complesso si arriva così alle stesse condizioni in cui ci si troverebbe qualora essa avesse aderito ai nostri desiderii, ed è sorprendente di poter constatare ancora una volta come certe cose per cui viviamo hanno una ben piccola importanza.

Volli abbreviarle il dolore e la precedetti all’altra stanza. Guido, che subito dopo entrò, si fece molto rosso alla vista della moglie. Ada gli disse una ragione plausibilissima per cui era venuta, ma subito dopo e in atto di lasciarci, gli domandò:

— Avete assunto in ufficio una nuova impiegata?

— Si! — disse Guido e, per celare la sua confusione, non trovò di meglio che d’interrompersi per domandare se qualcuno fosse venuto a cercarlo. Poi, avuta la mia risposta negativa, ebbe ancora una smorfia di dispiacere come se avesse sperata una visita importante, mentre io sapevo che non aspettavamo proprio nessuno e appena allora disse ad Ada con un aspetto d’indifferenza che finalmente gli riuscì di assumere:

— Avevamo bisogno di uno stenografo!

Io mi divertii moltissimo all’udire ch’egli sbagliava anche il sesso della persona di cui aveva bisogno.

La venuta di Carmen apportò una grande vita nel nostro ufficio. Non parlo della vivacità che veniva dai suoi occhi, dalla gentile sua figura e dai colori della sua