Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/354

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faccia; parlo proprio di affari. Guido ebbe una spinta al lavoro dalla presenza di quella fanciulla. Prima di tutto volle dimostrare a me e a tutti gli altri che la nuova impiegata era necessaria, ed ogni giorno inventava dei nuovi lavori cui partecipava anche lui. Poi, per lungo tempo, la sua attività fu un mezzo per corteggiare più efficacemente la fanciulla. Raggiunse un’efficacia inaudita. Doveva insegnarle la forma della lettera ch’egli dettava e correggerle l’ortografia di molte moltissime parole. Lo fece sempre dolcemente. Qualunque compenso da parte della fanciulla non sarebbe stato eccessivo.

Pochi degli affari inventati da lui in amore gli diedero un frutto. Una volta lavorò lungamente intorno ad un affare in un articolo che risultò essere proibito. Ci trovammo ad un certo punto di fronte ad un uomo dalla faccia contratta dal dolore sui cui calli noi, senza saperlo, eravamo montati. Voleva sapere quest’uomo che cosa c’entrassimo noi in quell’articolo e supponeva fossimo stati mandatarii di potenti concorrenti esteri. La prima volta era sconvolto e temeva il peggio. Quando indovinò la nostra ingenuità, ci rise in faccia e ci assicurò che non saremmo riusciti a nulla. Finì ch’ebbe ragione, ma prima che ci acconciassimo alla condanna durò non poco tempo e da Carmen furono scritte non poche lettere. Trovammo che l’articolo era irraggiungibile perchè circondato da trincee. Io non dissi nulla di tale affare ad Augusta, ma essa ne parlò a me perchè Guido ne aveva parlato ad Ada per dimostrarle quanto da fare avesse il nostro stenografo. Ma l’affare che non fu fatto, rimase molto importante per Guido. Ne parlò ogni giorno. Era convinto che in nessun’altra città del mondo sarebbe avvenuta una cosa