Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/368

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più ed era ritornato a casa ove rispamiava a Guido la noia di dover conversare con la moglie.

Fra me e Carmen non ci fu mai più nulla. Ben presto io ebbi per lei un sentimento d’indifferenza assoluta come se essa avesse cambiato di sesso, qualche cosa di simile a quello che provavo per Ada. Una viva compassione per ambedue e nient’altro. Proprio così!

Guido mi colmava di gentilezze. Io credo che in quel mese in cui l’avevo lasciato solo, avesse imparato ad apprezzare la mia compagnia. Una donnina come Carmen può essere gradevole di tempo in tempo, ma non si può mica sopportarla per giornate intere. Egli m’invitò a caccia e a pesca. Aborro la caccia e decisamente mi rifiutai di accompagnarvelo. Invece, una sera, spintovi dalla noia, finii con l’andare con lui a pesca. Al pesce manca ogni mezzo di comunicazione con noi e non può destare la nostra compassione. Se boccheggia anche quand’è sano e salvo in acqua! Persino la morte non ne altera l’aspetto. Il suo dolore, se esiste, è celato perfettamente sotto le sue squame.

Quando un giorno m’invitò ad una pesca notturna, mi riservai di vedere se Augusta m’avrebbe permesso di uscire quella sera e di restar fuori tanto tardi. Gli dissi che avrei ricordato che la sua barchetta si sarebbe staccata dal molo Sartorio alle nove di sera e che, potendo, mi vi sarei trovato. Pensai perciò che anche lui dovette sapere subito che per quella sera non m’avrebbe riveduto e che come avevo fatto tante altre volte, non mi sarei recato all’appuntamento.

Invece quella sera fui cacciato di casa dalle strida della mia piccola Antonia. Più la madre l’accarezzava e più la piccina strillava. Allora tentai un mio sistema che