Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/376

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Io sono sicuro che, trascinato dal suo desiderio, egli le aveva dato un pizzicotto.

Io ormai mi sentivo a disagio in quella barca. Non accompagnavo più col desiderio l’opera del mio amo, anzi agitavo la lenza in modo che i poveri animali non potessero abboccare. Dichiarai che avevo sonno e pregai Guido di sbarcarmi a Sant’Andrea. Poi mi preoccupai di togliergli il sospetto ch’io me ne andassi perchè infastidito da quanto doveva avermi rivelato lo strido di Carmen, e gli raccontai della scena che aveva fatta la mia piccina quella sera e il mio desiderio di accertarmi presto che non stesse male.

Compiacente come sempre, Guido accostò la barca alla riva. M’offerse l’orata ch’io avevo pescata, ma io rifiutai. Proposi di ridarle la libertà gettandola in mare, ciò che fece dare un urlo di protesta a Luciano, mentre Guido bonariamente disse:

— Se sapessi di poter ridarle la vita e la salute lo farei. Ma a quest’ora la povera bestia non può servire che in piatto!

Li seguii con gli occhi e potei accertarmi che non approfittarono dello spazio lasciato libero da me. Stavano bene serrati insieme e la barchetta andò via un po’ sollevata a prua dal troppo peso a poppa.

Mi parve una punizione divina all’apprendere che la mia bambina era stata colta dalla febbre. Non l’avevo resa malata io, simulando con Guido una preoccupazione che non sentivo per la sua salute? Augusta non s’era ancora coricata, ma poco prima c’era stato il dottor Paoli che l’aveva assicurata dicendo di essere sicuro che una febbre improvvisa tanto violenta non poteva annunziare una malattia grave. Restammo lungamente a guardare An-