Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/38

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casa ch’era buonissima per rinchiudervi dei bambini, ma non me. Poi scopersi che l’avevo fatta anche a mia moglie e mi pareva di averla ripagata di pari moneta. Perchè, altrimenti, la mia gelosia si sarebbe tramutata in una curiosità tanto sopportabile? Restai tranquillo a quel posto fumando quelle sigarette nauseanti.

Dopo una mezz’ora circa ricordai che bisognava fuggire da quella casa ove Giovanna aspettava il suo compenso. Mi levai le scarpe e uscii sul corridoio. La porta della stanza di Giovanna era socchiusa e, a giudicare dalla sua respirazione rumorosa e regolare, a me parve, ch’essa dormisse. Salii con tutta prudenza fino al secondo piano ove dietro di quella porta — l’orgoglio del dottor Muli, — infilai le scarpe. Uscii su un pianerottolo e mi misi a scendere le scale, lentamente per non destar sospetto.

Ero arrivato al pianerottolo del primo piano, quando una signorina vestita con qualche eleganza da infermiera, mi seguì per domandarmi cortesemente:

— Lei cerca qualcuno?

Era bellina e a me non sarebbe dispiaciuto di finire accanto a lei le dieci sigarette. Le sorrisi un po’ aggressivo:

— Il dottor Muli non è in casa?

Essa fece tanto d’occhi:

— A quest’ora non è mai qui.

— Non saprebbe dirmi dove potrei trovarlo ora? Ho a casa un malato che avrebbe bisogno di lui.

Cortesemente mi diede l’indirizzo del dottore ed io lo ripetei più volte per farle credere che volessi ricordarlo. Non mi sarei mica tanto affrettato di andar via, ma essa, seccata, mi volse le spalle. Venivo addirittura buttato fuori della mia prigione.