Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/408

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— Già! Quaggiù non si può sempre baciare! Lassù poi non c’è che l’immagine del bacio. Il bacio è sopratutto movimento.

Tentavo di allontanarmi da tutte le sue quistioni, cioè bilancio e Ada, tant’è vero che a tempo seppi eliminare una frase ch’ero stato in procinto di dire che cioè lassù il bacio non generava dei gemelli. Ma lui, per liberarsi dal bilancio, non trovava di meglio che lagnarsi delle altre sue disgrazie. Come avevo presentito, disse male di Ada. Cominciò col rimpiangere che quel suo primo anno di matrimonio fosse stato per lui tanto disastroso. Non parlava dei due gemelli ch’erano tanto cari e belli, ma della malattia di Ada. Egli pensava che la malattia la rendesse irascibile, gelosa e nello stesso tempo poco affettuosa. Terminò coll’esclamare sconsolato:

— La vita è ingiusta e dura!

A me sembrava assolutamente che mi fosse vietato di dire una sola parola che implicasse un mio giudizio fra lui e Ada. Ma mi pareva di dover pur dire qualche cosa. Egli aveva finito col parlare della vita e le aveva appioppati due predicati che non peccavano di soverchia originalità. Io scopersi di meglio proprio perchè m’ero messo a fare la critica di quello ch’egli aveva detto. Tante volte si dicono delle cose seguendo il suono delle parole come s’associarono casualmente. Poi, appena, si va a vedere se quello che si disse valeva il fiato che vi si è consumato e qualche volta si scopre che la casuale associazione partorì un’idea. Dissi:

— La vita non è nè brutta nè bella, ma è originale!

Quando ci pensai mi parve d’aver detta una cosa importante. Designata così, la vita mi parve tanto nuova