Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/410

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miravo una volta di più l’incomparabile originalità della vita. Ma improvvisamente ricordai che poco prima e per una bizza di persona ambiziosa, avevo imperversato contro il povero Guido e ciò in una delle peggiori giornate della sua vita. Mi dedicai ad un’indagine: Assistevo senza grande dolore alla tortura che veniva inflitta a Guido dal bilancio messo insieme da me con tanta cura e me ne venne un dubbio curioso e subito dopo un curiosissimo ricordo. Il dubbio: ero io buono o cattivo? Il ricordo, provocato improvvisamente dal dubbio che non era nuovo: mi vedevo bambino e vestito (ne sono certo) tuttavia in gonne corte, quando alzavo la mia faccia per domandare a mia madre sorridente: «Sono stato cattivo, io?» Allora il dubbio doveva essere stato ispirato al bimbo dai tanti che l’avevano detto buono e dai tanti altri che, scherzando, l’avevano qualificato cattivo. Non era affatto da meravigliarsi che il bimbo fosse stato imbarazzato da quel dilemma. Oh incomparabile originalità della vita! Era meraviglioso che il dubbio ch’essa aveva già inflitto al bimbo in forma tanto puerile, non fosse stato sciolto dall’adulto quando aveva già varcata la metà della sua vita.

Nella notte fosca, proprio su quel posto ove io una volta avevo già voluto uccidere, quel dubbio mi angosciò, profondamente. Certamente il bimbo quando aveva sentito vagare quel dubbio nella testa da poco libera dalla cuffia, non ne aveva sofferto tanto perchè ai bambini si racconta che della cattiveria si guarisce. Per liberarmi da tanta angoscia volli credere di nuovo così, e vi riuscii. Se non vi fossi riuscito avrei dovuto piangere per me, per Guido e per la tristissima nostra vita.