Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/411

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Il proposito rinnovò l’illusione! Il proposito di mettermi accanto a Guido e di collaborare con lui allo sviluppo del suo commercio da cui dipendeva la sua e la vita dei suoi e ciò senz’alcun utile per me. Intravvidi la possibilità di correre, brigare e studiare per lui e ammisi la possibilità di divenire, per aiutarlo, un grande, un intraprendente, un geniale negoziante. Proprio così pensai in quella fosca sera di questa vita originalissima!

Guido intanto cessò di pensare al bilancio. Abbandonò il suo posto e parve rasserenato. Come se avesse tratta una conclusione da un ragionamento di cui io non sapevo niente, mi disse che al padre non avrebbe detto nulla perchè altrimenti il povero vecchio avrebbe intrapreso quell’enorme viaggio dal suo sole estivo alla nostra nebbia invernale. Mi disse poi che la perdita a prima vista sembrava ingente, ma che non lo era poi tanto se non doveva sopportarla tutta da solo. Avrebbe pregata Ada di addossarsene la metà e in compenso le avrebbe concesso una parte degli utili dell’anno seguente. L’altra metà della perdita l’avrebbe sopportata lui.

Io non dissi nulla. Pensai anche che mi fosse proibito di dare dei consigli, perchè altrimenti avrei finito col fare quello che assolutamente non volevo, erigendomi a giudice fra’ due coniugi. Del resto in quel momento ero tanto pieno di buoni propositi che mi pareva che Ada avrebbe fatto un buon affare partecipando ad un’impresa diretta da noi.

Accompagnai Guido fino alla porta di casa sua e gli strinsi lungamente la mano per rinnovare silenziosamente il proposito di volergli bene. Poi mi studiai di dirgli qualche cosa di gentile e finii col trovare questa frase: