Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/428

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mare quel fanciullo, ma riservava a me un grande affetto fraterno e non solo perchè avevo sposata sua sorella, ma per indennizzarmi dei dolori che m’aveva procurati e che costituivano un legame segreto fra di noi. Tutto ciò era ben dolce, di un sapore raro in questa vita. Tanta dolcezza non avrebbe potuto darmi una vera salute? Infatti io camminai quel giorno senza imbarazzo e senza dolori, mi sentii magnanimo e forte e nel cuore un sentimento di sicurezza che m’era nuovo. Dimenticai di aver tradito mia moglie ed anche nel modo più sconcio oppure mi proposi di non farlo più ciò che si equivale, e mi sentii veramente quale Ada mi vedeva, l’uomo migliore della famiglia.

Allorchè tanto eroismo s’affievolì, io avrei voluto ravvivarlo, ma intanto Ada era partita per Bologna ed ogni mio sforzo per trarre un nuovo stimolo da quanto essa m’aveva già detto restava vano. Si! Avrei fatto quel poco che potevo per Guido, ma un proposito simile non aumentava nè l’aria nei miei polmoni nè il sangue nelle mie vene. Per Ada mi rimase nel cuore una grande nuova dolcezza rinnovata ogni qualvolta essa nelle sue lettere ad Augusta mi ricordava con qualche parola affettuosa. Le ricambiavo di cuore il suo affetto e accompagnavo la sua cura coi voti migliori. Magari le fosse riuscito di riconquistare tutta la sua salute e tutta la sua bellezza.

Il giorno seguente. Guido venne in ufficio e si mise subito a studiare le registrazioni ch’egli voleva fare. Propose:

— Storniamo ora il Conto Utili e Danni a metà con quello di Ada.

Era proprio questo ch’egli voleva e che non serviva