Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/435

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— Come si fa ad offrirle un salario inferiore di quello che percepisce? Non si potrebbe indurre l’Olivi di arrivare a concederle intanto quello che ha già?

Io sapevo che non si poteva eppoi l’Olivi non usava considerarsi sposato con i suoi impiegati come facevamo noi. Quando si fosse accorto che Carmen avesse meritata una corona di meno della paga concessale, gliel’avrebbe levata senza misericordia. E si finì col restare così: l’Olivi non ebbe e non chiese neppure mai una risposta decisiva e Carmen continuò a far roteare i suoi begli occhi nel nostro ufficio.

Fra me e Ada c’era un segreto e restava importante proprio perchè rimaneva un segreto. Essa scriveva assiduamente ad Augusta, ma mai le raccontò di aver avute delle spiegazioni con me e neppure io ne parlai. Un giorno Augusta mi fece vedere una lettera di Ada che mi riguardava. Essa domandava prima notizie di me e finiva con l’appellarsi alla mia bontà perchè le dicessi qualche cosa sull’andamento degli affari di Guido. Mi turbai quando sentii ch’essa si dirigeva a me e mi rasserenai quando vidi che come al solito si dirigeva a me per informarsi di Guido. Di nuovo non avevo da osare niente.

D’accordo con Augusta e senza parlarne a Guido, scrissi io ad Ada. Mi misi al tavolo col proposito di scriverle veramente una lettera di affari e le comunicai ch’era tanto contento del modo come ora Guido dirigeva gli affari, cioè con assiduità e accortezza.

Ciò era vero o almeno ero contento di lui quel giorno, poichè gli era riuscito di guadagnare del denaro vendendo della merce che teneva depositata in città da varii mesi. Era pur vero che egli sembrava più assiduo, ma