Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/441

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Preparai lungamente le parole che dovevo dirgli. Finalmente attuavo i miei propositi di bontà attiva e mantenevo la promessa che avevo fatta ad Ada. Sapevo come dovevo afferrare Guido per indurlo ad obbedirmi. Ognuno commette una leggerezza, — gli avrei spiegato, — giocando in Borsa, ma più di tutti un commerciante che abbia un simile bilancio dietro di sè.

Il giorno seguente cominciai benissimo:

— Tu dunque ora giochi alla Borsa? Vuoi finire in carcere? — gli domandai severamente. Ero preparato ad una scena e tenevo anche in serbo la dichiarazione che giacchè egli procedeva in modo da compromettere la ditta, io avrei abbandonato senz’altro l’ufficio.

Guido seppe disarmarmi subito. Aveva tenuto sinora il segreto, ma ora, con un abbandono da buon ragazzo, mi disse ogni particolare di quei suoi affari. Lavorava in valori minerarii di non so che paese, che gli avevano già dato un utile che quasi sarebbe bastato a coprire la perdite del nostro bilancio. Oramai era cessato ogni rischio e poteva raccontarmi tutto. Quando avesse avuta la sfortuna di perdere quello che aveva guadagnato, avrebbe semplicemente cessato di giocare. Se invece la fortuna avesse continuato ad assisterlo, si sarebbe affrettato di mettere in regola le mie registrazioni di cui sentiva sempre la minaccia.

Vidi che non era il caso di arrabbiarsi e che si doveva invece congratularsi con lui. In quanto alle questioni di contabilità, gli dissi che poteva oramai essere tranquillo, perchè ove c’era disponibile del contante era facilissimo di regolare la contabilità più fastidiosa. Quando nei nostri libri fosse stato reintegrato come di diritto il conto di Ada e almeno diminuito quello ch’io