Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/442

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dicevo l’abisso della nostra azienda, cioè il conto di Guido, la nostra contabilità non avrebbe fatta una grinza.

Poi gli proposi di fare tale regolazione subito e mettere in conto della ditta le operazioni di Borsa. Per fortuna egli non accettò perchè altrimenti io sarei divenuto il contabile del giocatore e mi sarei addossata una maggiore responsabilità. Così invece le cose procedettero come se io non avessi esistito. Egli rifiutò la mia proposta con delle ragioni che mi parvero buone. Era di malaugurio di pagare così subito i suoi debiti ed è una superstizione divulgatissima a tutti i tavoli da giuoco che il denaro altrui porti fortuna. Io non ci credo, ma quando gioco non trascuro neppur io alcuna prudenza.

Per un certo tempo mi feci dei rimproveri di aver accolte le comunicazioni di Guido senz’alcuna protesta. Ma quando vidi comportarsi allo stesso modo la signora Malfenti che mi raccontò come suo marito aveva saputo guadagnare dei bei denari alla borsa, eppoi anche Ada, dalla quale sentii considerare il giuoco come un qualsiasi genere di commercio, compresi che assolutamente a questo riguardo non si avrebbe potuto movermi alcun rimprovero. Per arrestare Guido su quella china non sarebbe bastata la mia protesta che non avrebbe avuta alcun’efficacia se non fosse stata appoggiata da tutti i membri della famiglia.

Fu così che Guido continuò a giocare, e tutta la sua famiglia con lui. Ero anch’io della comitiva, tant’è vero ch’entrai in una relazione d’amicizia alquanto curiosa col Nilini. E’ sicuro ch’io non potevo soffrirlo perchè lo sentivo ignorante e presentuoso, ma pare che per