Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/445

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Ma la salute della donna è in primo luogo la sua bellezza.

Con Ada ebbi anche altre sorprese. Mi salutò affettuosamente, ma non altrimenti di quanto avesse salutata Augusta. Non c’era fra di noi più alcun segreto e certamente essa non ricordava più di aver pianto al ricordo di avermi fatto soffrire tanto. Tanto meglio! Essa dimenticava infine i suoi diritti su di me! Ero il suo buon cognato e mi amava solo perchè ritrovava immutati i miei affettuosi rapporti con mia moglie, che formavano sempre l’ammirazione di casa Malfenti.

Un giorno feci una scoperta che mi sorprese assai. Ada si credeva ancora bella! Lontano, sul lago, le avevano fatta la corte ed era evidente ch’essa gioiva dei suoi successi. Probabilmente li esagerava perchè mi pareva fosse un eccesso il pretendere di aver dovuto lasciare quella villeggiatura per sottrarsi alle persecuzioni di un innamorato. Ammetto che qualche cosa di vero ci possa essere stato, perchè probabilmente ella poteva apparire meno brutta a chi prima non l’aveva conosciuta. Ma già, non tanto, con quegli occhi e quel colorito e quella forma di faccia! A noi essa appariva più brutta perchè, ricordando com’era stata, scorgevamo più evidenti le devastazioni compiute dalla malattia.

Invitammo una sera Guido e lei a casa nostra. Fu un ritrovo gradevole, veramente di famiglia. Pareva la continuazione di quel nostro fidanzamento a quattro. Ma la chioma di Ada non era illuminata da alcuna luce.

Al momento di dividerci, io, per aiutarla a indossare il mantello, restai per un istante solo con lei. Ebbi subito un senso un po’ differente delle nostre relazioni. Eravamo lasciati soli e forse potevamo dirci quello