Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/452

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Essa mi guardò sorpresa:

— A me pare un gentiluomo. Anche Guido gli vuole molto bene. Io credo, poi, che Guido sia ora molto attento ai suoi affari.

Ero ben deciso di non dirle male di Guido e tacqui. Quando mi trovai solo non pensai a Guido, ma a me stesso. Era forse bene che Ada finalmente m’apparisse quale una mia sorella e null’altro. Essa non prometteva e non minacciava amore. Per varii giorni corsi la città inquieto e squilibrato. Non arrivavo a intendermi. Perchè mi sentivo come se Carla m’avesse lasciato in quell’istante? Non m’era avvenuto niente di nuovo. Sinceramente credo ch’io abbia avuto sempre bisogno dell’avventura o di qualche complicazione che le somigli. I miei rapporti con Ada non erano ormai più complicati affatto.

Il Nilini dal suo seggiolone un giorno predicò più del solito: dall’orizzonte s’avanzava un nembo, nient’altro che il rincaro del denaro. La Borsa era tutt’ad un tratto satura e non poteva assorbire più nulla!

— Gettiamoci del sodio! — proposi io.

L’interruzione non gli piacque affatto ma per non dover arrabbiarsi, la trascurò: Tutt’ad un tratto il denaro a questo mondo era divenuto scarso e perciò caro. Egli era sorpreso che ciò avvenisse ora mentre egli l’aveva preveduto per un mese più tardi.

— Avranno mandato tutto il denaro alla luna! — dissi io.

— Sono cose serie di cui non bisogna ridere, — affermò il Nilini guardando sempre il soffitto. — Adesso si vedrà chi avrà l’anima del vero lottatore e chi invece al primo colpo soggiacerà.

SVEVO — La coscienza di Zeno — 29