Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/451

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quanto ne sapevo, compreso quel nostro tentativo di procurarle un posto presso l'Olivi.

Essa fu subito più calma perchè quello che le dicevo corrispondeva esattamente a quanto gliene era stato detto da Guido. Poi seppi che gli accessi di gelosia si seguivano da lei a periodi. Venivano senza causa apparente e andavano via per una parola che la convincesse.

Mi fece ancora due domande: se era proprio tanto difficile di trovare un posto per un’impiegata e se la famiglia di Carmen si trovasse in tali condizioni da dipendere dal guadagno della fanciulla.

Le spiegai che infatti a Trieste era difficile allora di trovare del lavoro per le donne, negli uffici. In quanto alla sua seconda domanda, non potevo risponderle perchè della famiglia di Carmen io non conoscevo nessuno.

— Guido invece conosce tutti in quella casa, — mormorò Ada con ira e le lacrime le irrorarono di nuovo le guancie.

Poi mi strinse la mano per congedarsi e mi ringraziò. Sorridendo traverso le lacrime, disse che sapeva di poter contare su di me. Il sorriso mi piacque perchè certamente non era rivolto al cognato, ma a chi era legato a lei da vincoli segreti. Tentai di dar prova che meritavo quel sorriso e mormorai:

— Quello ch’io temo per Guido non è Carmen, ma il suo giuoco alla Borsa!

Essa si strinse nelle spalle.

— Quello non ha importanza. Ne parlai anche con mamma. Papà giuocava anche lui alla Borsa e vi guadagnò tanti di quei denari!

Io rimasi sconcertato dalla risposta e insistetti:

Quel Nilini non mi piace. Non è mica vero ch’io sia suo amico!