Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/450

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egoista, ma essa accolse la mia testimonianza con gratitudine.

Il Nilini finse di non prestar fede nè a lei nè a me. Disse di conoscermi da molti anni e di credermi di una grande ingenuità. Ciò mi divertì e divertì anche Ada. Fui molto seccato invece quand’egli — per la prima volta dinanzi a terzi — proclamò ch’ero uno dei migliori suoi amici e che perciò mi conosceva a fondo. Non osai protestare, ma da quella dichiarazione sfacciata mi sentii offeso nel mio pudore, come una fanciulla cui in pubblico fosse stato rimproverato di aver fornicato.

Io ero tanto ingenuo, diceva il Nilini, che Ada con la solita furberia delle donne, avrebbe potuto fare della maldicenza in mia presenza senza ch’io me ne accorgessi. A me parve che Ada continuasse a divertirsi a quei complimenti di carattere dubbio mentre poi seppi ch’essa lo lasciava parlare sperando si esaurisse e se ne andasse. Ma ebbe un bell’attendere.

Quando Ada ritornò per la seconda volta, mi trovò con Guido. Allora lessi sulla sua faccia un’espressione d’impazienza e indovinai ch’essa voleva proprio me. Finchè non ritornò, io mi baloccai coi miei soliti sogni. In fondo essa da me non domandava amore, ma troppo frequentemente voleva trovarsi da sola a solo con me. Per gli uomini era difficile d’intendere quello che le donne volevano anche perchè esse stesse talvolta lo ignoravano.

Non mi derivò invece alcun nuovo sentimento dalle sue parole. Essa, non appena potè parlarmi, ebbe la voce strozzata dall’emozione, ma non già perchè avesse rivolta la parola a me. Voleva sapere per quale ragione Carmen non fosse stata mandata via. Io le raccontai tutto