Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/455

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Guido, poi! Egli mancava di tutte le qualità per conquistare od anche solo per tenere la ricchezza. Veniva dal tavolo di giuoco e piangeva per aver perduto. Non si comportava dunque neppure da gentiluomo e a me faceva nausea. Perciò e solo perciò, nel momento in cui Guido avrebbe avuto tanto bisogno del mio affetto, non lo trovò. Neppure i miei ripetuti propositi poterono accompagnarmi fin là.

Intanto la respirazione di Guido andava facendosi sempre più regolare e rumorosa. S’addormentava! Com’era poco virile nella sventura! Gli avevano portato via il commestibile e chiudeva gli occhi forse per sognare di possederlo tuttavia, invece di aprirli ben bene per vedere di strapparne una piccola parte.

Mi venne la curiosità di sapere se Ada fosse stata informata della disgrazia che gli era toccata. Glielo domandai ad alta voce. Egli trasalì ed ebbe bisogno di una pausa per assuefarsi alla sua disgrazia che improvvisamente rivide intera.

— No! — mormorò. — Poi rinchiuse gli occhi.

Certamente tutti coloro che sono stati duramente percossi inclinano al sonno. Il sonno ridà le forze. Stetti ancora a guardarlo esitante. Ma come si poteva aiutarlo se dormiva? Non era questo il momento per dormire. Lo afferrai rudemente per una spalla e lo scossi:

— Guido!

Aveva proprio dormito. Mi guardò incerto con l’occhio ancora velato dal sonno eppoi mi domandò:

— Che vuoi? — Subito dopo, adirato, ripetè la sua domanda: — Che vuoi dunque?

Io volevo aiutarlo, altrimenti non avrei neppure avuto il diritto di destarlo. M’arrabbiai anch’io e gridai che