Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/466

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

463

movimento deciso, virile, che doveva cancellare l’esitazione femminea che l’aveva precorso.

Mi disse:

— Augusta ti avrà detto come io ti sia riconoscente. Non saprei ora dirti quello che sento perchè sono confusa. Sono anche malata. Sì, molto malata! Avrei di nuovo bisogno della casa di salute di Bologna!

Un singhiozzo l’interruppe:

— Ti domando ora un favore. Ti prego di dire a Guido che neppure tu sei al caso di dargli quel denaro. Così ci sarà più facile d’indurlo a fare quello che deve.

Prima aveva avuto un singhiozzo ricordando la propria malattia; singhiozzò poi di nuovo prima di continuare a parlare del marito:

— E’ un ragazzo, e bisogna trattarlo come tale. Se egli sa che tu consenti di dargli quel denaro, s’ostinerà ancora maggiormente nella sua idea di sacrificare anche il resto inutilmente. Inutilmente, perchè oramai sappiamo con assoluta certezza che il fallimento in Borsa è permesso. L’ha detto l’avvocato.

Mi comunicava il parere di un’altra autorità senza domandarmi il mio. Come vecchio frequentatore di Borsa, il mio parere, anche accanto a quello dell’avvocato, avrebbe potuto avere il suo peso, ma non ricordai neppure il mio parere seppure ne avevo uno. Ricordai invece che venivo messo in una posizione difficile. Io non potevo ritirarmi dall’impegno che avevo preso con Guido: era in compenso di quell’impegno, che m’ero creduto autorizzato di gridargli nelle orecchie tante insolenze, intascando così una specie d’interessi sul capitale che ora non potevo più rifiutargli.