Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/478

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moriva per un delitto commesso da tutti insieme perchè egli aveva giocato alla Borsa col consenso di tutti loro. Quando s’era trattato di pagare allora l’avevano lasciato solo. E lui s’era affrettato di pagare. Unico dei congiunti io, che veramente non ci entravo, avevo sentito il dovere di soccorrerlo.

Nella stanza da letto matrimoniale il povero Guido giaceva abbandonato, coperto dal lenzuolo. La rigidezza già avanzata, esprimeva qui non una forza ma la grande stupefazione di essere morto senz’averlo voluto. Sulla sua faccia bruna e bella era impronto un rimprovero. Certamente non diretto a me.

Andai da Augusta a sollecitarla di venire ad assistere la sorella. Io era molto commosso ed Augusta pianse abbracciandomi:

— Tu sei stato un fratello per lui, — mormorò. — Solo adesso io sono d’accordo con te di sacrificare una parte del nostro patrimonio per purificare la sua memoria.

Mi preoccupai di rendere ogni onore al mio povero amico. Intanto affissi alla porta dell’ufficio un bollettino che ne annunciava la chiusura per la morte del proprietario. Composi io stesso l’avviso mortuario. Ma soltanto il giorno seguente, d’accordo con Ada, furono prese le disposizioni per il funerale. Seppi allora che Ada aveva deciso di seguire il feretro al cimitero. Voleva concedergli tutte le prove d’affetto che poteva. Poverina! Io sapevo quale dolore fosse quello del rimorso su una tomba. Ne avevo tanto sofferto anch’io alla morte di mio padre.

Passai il pomeriggio chiuso nell'ufficio in compagnia del Nilini. Si arrivò così a fare un piccolo bilancio