Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/477

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
474

Secondo me era un imbecille quel buffone che in un cimitero coperto di epigrafi laudatorie domandò dove si seppellissero in quel paese i peccatori. I morti non sono mai stati peccatori. Guido era ormai un puro! La morte l’aveva purificato.

Il dottore era commosso per aver assistito al dolore di Ada. Mi disse qualche cosa dell’orrenda notte ch’essa aveva passata. Oramai si era riusciti a farle credere che la quantità del veleno ingerita da Guido era stata tale che nessun soccorso avrebbe potuto giovare. Guai se avesse saputo altrimenti!

— Invece — aggiunse il dottore con sconforto — se io fossi arrivato qualche ora prima l’avrei salvato. Ho trovate le boccette vuote del veleno.

Le esaminai. Una dose forte ma poco più forte dell’altra volta. Mi fece vedere alcune boccette sulle quali lessi stampato: Veronal. Dunque non veronal al sodio. Come nessun altro io potevo ora essere certo che Guido non aveva voluto morire. Non lo dissi però mai a nessuno.

Il Paoli mi lasciò dopo di avermi detto che per il momento non cercassi di vedere Ada. Egli le aveva propinati dei forti calmanti e non dubitava che presto avrebbero avuto il loro effetto.

Sul corridoio sentii venire da quella stanzuccia, ove ero stato ricevuto due volte da Ada, il suo pianto mite. Erano parole singole cbe non'intendevo, ma pregne di affanno. La parola lui era ripetuta più volte ed io immaginai quello ch’essa diceva. Stava ricostruendo la sua relazione col povero morto. Non doveva somigliare affatto a quella ch’essa aveva avuta col vivo. Per me era evidente ch’essa col marito vivo aveva sbagliato. Egli