Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/486

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nerale. Non ne ero più tanto sicuro e improvvisamente il mio fianco s’era fatto dolente forse per la stanchezza. Doveva essere quell’osservazione di Augusta, che mi faceva dubitare della possibilità di far scusare la mia assenza che doveva aver causato uno scandalo; vedevo dinanzi a me tutti i partecipi alle mesta funzione che si distraevano dal loro dolore per domandarsi dove io potessi essere.

Ada non venne. Poi seppi che non era stata neppure avvisata ch’io l’attendessi. Fui ricevuto dalla signora Malfenti che incominciò a parlarmi con un cipiglio severo quale non le avevo mai visto. Cominciai a scusarmi, ma ero ben lontano dalla sicurezza con cui ero volato dal cimitero in città. Balbettavo. Le raccontai anche qualche cosa di meno vero in appendice della verità, ch’era la mia coraggiosa iniziativa alla Borsa a favore di Guido, e cioè che poco prima dell’ora del funerale avevo dovuto spedire un dispaccio a Parigi per dare un ordine e che non m’ero sentito di allontanarmi dall’ufficio prima di aver ricevuta la risposta. Era vero che il Nilini ed io avevamo dovuto telegrafare a Parigi, ma due giorni prima, e due giorni prima avevamo ricevuta anche la risposta. Insomma comprendevo che la verità non bastava a scusarmi fors’anche perchè non potevo dirla tutta e raccontare dell’operazione tanto importante cui io da giorni attendevo cioè a regolare col mio desiderio i cambii mondiali. Ma la signora Malfenti mi scusò quando sentì la cifra cui ammontava la perdita di Guido. Mi ringraziò con le lacrime agli occhi. Ero di nuovo non l’unico uomo della famiglia, ma il migliore.