Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/487

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Mi domandò di venire di sera con Augusta a salutare Ada cui essa nel frattempo avrebbe raccontato tutto. Per il momento Ada non era al caso di ricevere nessuno. Ed io, volentieri, me ne andai con mia moglie. Neppure essa, prima di lasciare quella casa, sentì il bisogno di congedarsi da Ada, che passava da pianti disperati ad abbattimenti che le impedivano persino di accorgersi della presenza di chi le parlava.

Ebbi una speranza:

— Allora non è Ada che si è accorta della mia assenza?

Augusta mi confessò che avrebbe voluto tacerne, tanto le era sembrata eccessiva la manifestazione di risentimento di Ada per tale mia mancanza. Ada esigette delle spiegazioni da lei e quando Augusta dovette dirle di non saperne nulla non avendomi ancora visto, essa s’abbandonò di nuovo alla sua disperazione urlando che Guido aveva dovuto finire così essendo stato odiato da tutta la famiglia.

A me parve che Augusta avrebbe dovuto difendermi e ricordare ad Ada come io solo ero stato pronto di soccorrere Guido nel modo che si doveva. Se fossi stato ascoltato, Guido non avrebbe avuto alcun motivo di tentare o simulare un suicidio.

Augusta invece aveva taciuto. Era stata tanto commossa dalla disperazione di Ada che avrebbe temuto di oltraggiarla mettendosi a discutere. Del resto essa era fiduciosa che ora le spiegazioni della signora Malfenti avrebbero convinto Ada dall’ingiustizia ch’essa mi usava. Devo dire che avevo anch’io tale fiducia ed anzi confessare che da quel momento gustai la certezza di assistere alla sorpresa di Ada e alle sue manifestazioni