Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/505

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ne, sporgeva solo un lieve bagliore. Devo dire che quella donna mi pareva una cosa sola col suo vestito nero e le sue scarpine di lacca. Tutto era lei! Ed il bambino sognava di possedere quella donna, ma nel modo più strano: Era sicuro cioè di poter mangiarne dei pezzettini al vertice e alla base.

Adesso, pensandoci, sono stupito che il dottore che ha letto, a quanto ne dice, con tanta attenzione il mio manoscritto non abbia ricordato il sogno ch’io ebbi prima di andar a raggiungere Carla. A me qualche tempo dopo, quando ci ripensai, parve che questo sogno non fosse altro che l’altro un po’ variato, reso più infantile.

Invece il dottore registrò accuratamente tutto eppoi mi domandò con aspetto un po’ melenso:

— Vostra madre era bionda e formosa?

Fui stupito della domanda e risposi che anche mia nonna era tale. Ma per lui ero guarito, ben guarito. Spalancai la bocca per gioirne con lui e m’adattai a quanto doveva seguire, cioè non più indagini, ricerche, meditazioni, ma una vera e assidua rieducazione.

Da allora quelle sedute furono una vera tortura ed io le continuai solo perchè m’è sempre stato tanto difficile di fermarmi quando mi movo o di mettermi in movimento quando son fermo. Qualche volta, quando egli me ne diceva di troppo grosse, arrischiavo qualche obbiezione. Non era mica vero — com’egli lo credeva — che ogni mia parola, ogni mio pensiero fosse di delinquente. Egli allora faceva tanto d’occhi. Ero guarito e non volevo accorgermene! Era una vera cecità questa: Avevo appreso che avevo desiderato di portar via la moglie — mia madre! — a mio padre e non mi sen-