Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/512

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tito, ma la sua figura di granatiere non era ancora troppo arrotondata dall’età, nè piegata. Guardava sempre le cose con un’occhiata che pareva una carezza. Quella volta scopersi perchè mi sembrasse così. Evidentemente a lui fa piacere di guardare e guarda le belle e le brutte cose con la compiacenza con cui altri accarezza.

Ero salito da lui col proposito di domandargli se credeva dovessi continuare la psico-analisi. Ma quando mi trovai dinanzi a quel suo occhio, freddamente indagatore, non ne ebbi il coraggio. Forse mi rendevo ridicolo raccontando che alla mia età m’ero lasciato prendere ad una ciarlataneria simile. Mi spiacque di dover tacere, perchè se il Paoli m’avesse proibita la psico-analisi, la mia posizione sarebbe stata semplificata di molto, ma mi sarebbe spiaciuto troppo di vedermi troppo a lungo carezzato da quel suo grande occhio.

Gli raccontai delle mie insonnie, della mia bronchite cronica, di un’espulsione alle gambe che allora mi tormentava, di certi dolori lancinanti alle gambe e infine di strane mie smemoratezze.

Il Paoli analizzò la mia orina in mia presenza. Il miscuglio si colorì in nero e il Paoli si fece pensieroso.

Ecco finalmente una vera analisi e non più una psico-analisi. Mi ricordai con simpatia e commozione del mio passato lontano di chimico e di analisi vere: Io, un tubetto e un reagente! L’altro, l’analizzato, dorme finchè il reagente imperiosamente non lo desti. La resistenza nel tubetto non c’è o cede alla minima elevazione della temperatura e la simulazione manca del tutto. In quel tubetto non avveniva nulla che potesse ricordare il mio comportamento quando per far piacere al dottor S. inventavo nuovi particolari della mia infanzia che do-