Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/526

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Egli si rasserenò immediatamente:

— Perciò queste patate che stiamo coprendo e che promettono tanto bene saranno poi nostre! Vi sono tanti di quei chiacchieroni a questo mondo! — Con la manica della camicia s’asciugò il sudore che gli colava dalla fronte.

Vedendolo tanto contento, tentai di renderlo più contento ancora. Amo tanto le persone felici, io. Perciò dissi delle cose che veramente non amo di rammentare. Asserii che se anche la guerra fosse scoppiata, non sarebbe stata combattuta colà. C’era prima di tutto il mare dove era ora si battessero, eppoi oramai in Europa non mancavano dei campi di battaglia per chi ne voleva. C’erano le Fiandre e varii dipartimenti della Francia. Avevo poi sentito dire — non sapevo più da chi — che a questo mondo c’era oramai tale un bisogno di patate che le raccoglievano accuratamente anche sui campi di battaglia. Parlai molto, sempre guardando Teresina che piccola, minuta, s’era accovacciata sulla terra per tastarla prima di applicarvi la vanga.

Il contadino perfettamente tranquillizzato ritornò al suo lavoro. Io, invece, avevo consegnato una parte della mia tranquillità a lui e ne restava a me molto di meno. Era certo che a Lucinico eravamo troppo vicini alla frontiera. Ne avrei parlato ad Augusta. Avremmo forse fatto bene di ritornare a Trieste e forse andare anche più in là o in quà. Certamente Giolitti era ritornato al potere, ma non si poteva sapere se, arrivato lassù, avrebbe continuato a vedere le cose nella luce in cui le vedeva quando lassù c’era qualcuno d’altro.

Mi rese anche più nervoso l’incontro casuale con un plotone di soldati che marciava sulla strada in di-