Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/527

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rezione di Lucinico. Erano dei soldati non giovini e vestiti ed attrezzati molto male. Dal loro fianco pendeva quella che noi a Trieste dicevamo la Durlindana, quella baionetta lunga che in Austria, nell’estate del 1915, avevano dovuto levare dai vecchi depositi.

Per qualche tempo camminai dietro di loro inquieto d’essere presto a casa. Poi mi seccò un certo odore di selvatico frollo che emanava da loro e rallentai il passo. La mia inquietudine e la mia fretta erano sciocche. Era pure sciocco d’inquietarsi per aver assistito all’inquietudine di un contadino. Oramai vedevo da lontano la mia villa ed il plotone non c’era più sulla strada. Accelerai il passo per arrivare finalmente al mio caffellatte.

Fu qui che cominciò la mia avventura. Ad uno svolto di via, mi trovai arrestato da una sentinella che urlò:

Zurück: — mettendosi addirittura in posizione di sparare. Volli parlargli in tedesco giacchè in tedesco aveva urlato, ma egli del tedesco non conosceva che quella parola che ripetè sempre più minacciosamente.

Bisognava andare zurück ed io guardandomi sempre dietro nel timore che l’altro, per farsi intendere meglio, sparasse, mi ritirai con una certa premura che non m’abbandonò neppure quando il soldato non vidi più.

Ma ancora non avevo rinunciato di arrivare subito alla mia villa. Pensai che varcando la collina alla mia destra, sarei arrivato molto dietro la sentinella minacciosa.

L’ascesa non fu difficile specie perchè l’alta erba era stata curvata da molta gente che doveva essere passata per di là prima di me. Certamente doveva esservi