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Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 1.djvu/12

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LIBRO PRIMO 5

dio Marcello, nipote di sorella, giovanetto, al pontificato e alla curule edilità; e Marco Agrippa, ignobile, buon soldato, compagno nella vittoria, a due consolati alla fila: e morto Marcello il si fe’ genero. A Tiberio Nerone e Claudio Druso, figliastri, aggiunse titoli d’imperadori[1], quando ancora erano in casa sua Caio e Lucio, nati d’Agrippa, da lui fatti de’ Cesari, e in vista di recusare, ardentemente desiati dirsi principi della gioventù[2], e destinarsi consoli così fanciulli in pretesta. Morto Agrippa, Lucio Cesare andando agli eserciti di Spagna, e Caio tornando ferito d’Armenia, furono da morte acerba, o trama di Livia lor matrigna rapiti: e prima era morto Druso; così de’ figliastri restò solamente Nerone. Ogni cosa a lui si rivolgeva: egli fu fatto figliuolo, compagno dell’ imperio e del tribunato, e mostrato agli eserciti tutti, non come già per artificj della madre, ma con sollecitarne alla libera il vecchio Augusto, di lei sì perduto[3], che nell’isola della Pianosa cacciò Agrippa Postumo, nipote unico,

  1. Nel proprio significato di degnità, non di dominio: imperadori d’esercito, non di Roma.
  2. In Roma dinanzi alla chiesa de’ Santi Apostoli è questo epitaffio:

    OSSA
    C. CAESARIS AVGVSTI F. PRINCIPIS
    IVVENTVTIS.

  3. Livia domandata con che arte ella avesse sì preso Augusto, rispose: „Con l’osservare una squisitissima onestà; fare ogni voler suoi lietissimamente; non voler sapere tutti suoi fatti; non vedere nè sconciare i suoi amorazzi„. Impara qualunque se’, moglie strebbiatrice, borbottona, salamistra e gelosa: questa postilla tocca a te.